Yoga

Conoscenza del Sè e servizio all’Universo

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2008
25
Ago

Yoga: pensare a Dio - Brahmacarya

di Guido Vittorio Di Gioacchino



Dopo aver trattato nei precedenti articoli i 3 principi di YAMA, passiamo ora al 4° principio chiamato Brahmacarya.

In molte tradizioni di yoga è quasi sempre inteso come astinenza sessuale o castità. Nell’interpretazione del Tantra Yoga di Shrii Shrii Anandamurti, o Ananda Marga Yoga, Brahmacarya significa "rimanere mentalmente legati a Brahma".

Esattamente "carya" in sanscrito significa mangiare mentre ci si muove. La mucca spesso la vediamo mangiare e mentre rumina, si muove, ecco quest’azione di mangiare mentre ci si  muove è "carya".
Ma mangiare non è che assorbire, che assimilare i nutrienti, la parte essenziale del cibo, e lasciare ciò che non è necessario.

Se dovessimo allora tradurre letteralmente Brahmacarya, diremmo che significa "mangiare, assimilare Brahma mentre ci si muove".

Ma chi è Brahma?
Già in alcuni articoli precedenti abbiamo parlato del concetto/esperienza di Brahma.

Quando la mente si placa, quando raggiunge uno stato di pace e calma straordinari, ecco che lo yoghi comincia a sperimentare stati di coscienza profondi. Una delle prime esperienze intense e non-ordinarie è : la sensazione/certezza che un’Entità, un Qualcosa, di Infinitamente Grande Esiste.

Non ci sono parole che possano descrivere esattamente questa Entità-dimensione spirituale anche se si può tentare di darne un’idea: Infinita Verità, Infinita Coscienza, Infinito Amore, Dio… Assoluto.. L’esperienza dello yoga ha chiamato quest’esperienza-dimensione-entità Brahma ("colui che è grande ed è capace di rendere grandi anche gli altri").
C’è chi lo chiama Dio, c’è chi lo può chiamare Coscienza Suprema, chi Infinito, chi Intelligenza Universale… sono solo nomi che cercano di cogliere-descrivere alcuni aspetti relatavi di questo Assoluto.

L’idea di fondo nello Yoga è che esiste un’Unità che tutto lega, a cui tutto è connesso. Questa idea forte è che la manifestazione, che la creazione, ogni fenomeno, ogni oggetto non è che l’espressione di un qualcosa di Unico, l’unione di Energia e Spirito.

Dunque, se nel vivere quotidiano consideriamo gli oggetti, le piante, gli animali e gli uomini con cui veniamo quotidianamente in contatto, come qualcosa di limitato e materiale, sia che sia organico o meno, allora la mente tenderà gradualmente ad "assorbirsi", a vibrare, con frequene più basse, con pensieri-preoccupazioni-intenzioni più materiali, più grezze.
Se invece nel interagire con la vita, ogni entità, ogni persona, animale, oggetto, viene considerata-coltivata come l’espressione di una dimensione spirituale, di Brahma,  la mente dello yogi sarà capace di rimanere in contatto con la dimensione spirituale della Vita, oltre che quella fisica e mentale.

In breve, Brahmacarya significa pensare che tutto ciò che ho di fronte momento per momento ed io stesso, non sono che la manifestazione di questa Coscienza Suprema, Assoluto o Dio.

Coltivare questo principio non è semplice, perchè spesso siamo "presi" dalle circostanze in cui cadiamo e ci dimentichiamo di essere presenti a noi stessi, ci dimentichiamo allora anche di coltivare questo principio.

Ma passo dopo passo, tentativo dopo tentativo, è possibile avere questo ricordo-memoria-consapevolezza sempre più spesso e così la tua mente potrà essere meno coinvolta passivamente nelle sue reazioni-istinti e invece sempre più presente a se stessa e al vero valore della vita: lo spirito che tutto pervade.

PS
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2 Commenti a “Yoga: pensare a Dio - Brahmacarya”

    Yoga: non vivere del superfluo! scrive:

    […] Nell’ultimo articolo abbiamo parlato di Brahmacarya, ovvero del praticare un’ideazione "divina" nella nostra vita quotidiana, nel considerare la manifestazione come espressione di una realtà spirituale, o potremmo anche dire, vivere e cogliere la spiritualità insita nella vita di ogni giorno. (clicca qui per rileggere l’articolo)Passiamo ora a descrivere il 5° e ultimo principio di Yama  dello yoga. […]


    Aparigraha: vivere del giusto | Blog di ilnuovoyoga.it scrive:

    […] Nell’ultimo articolo abbiamo parlato di Brahmacarya, ovvero del praticare un’ideazione “divina” nella nostra vita quotidiana, nel considerare la manifestazione come espressione di una realtà spirituale, o potremmo anche dire, vivere e cogliere la spiritualità insita nella vita di ogni giorno. (clicca qui per rileggere l’articolo) Passiamo ora a descrivere il 5° e ultimo principio di Yama dello yoga. […]


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